Anticipazioni del Dpef: dichiarazione dell'assessore al Bilancio del Comune di Rimini Gian Luca Brasini

“Le indiscrezioni e le anticipazioni inerenti la proposta di Documento di programmazione economica e finanziaria, che sarà portata in queste ore e in questi giorni all’attenzione del Consiglio dei Ministri, allarmano i Comuni perché ancora una volta la logica sottesa pare essere quella dell’ennesimo sacrificio, nell’ordine di qualche miliardo di euro aggiuntivo, chiesto agli Enti locali.
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E’ bene affermare chiaramente che i Comuni, tutti i Comuni, non potrebbero sopportare un taglio in più, essendosi già caricati dal 2010 ‘sforbiciate’ ai trasferimenti enormemente superiori al proprio peso sulla bilancia del debito pubblico del Paese.

Rimini, in questo contesto, è un caso limite. Da quattro anni a questa parte, la nostra città è stata giocoforza costretta a subire un taglio dei trasferimenti statali pari a 23,25 milioni di euro. In estrema sintesi, è ‘scomparso’ un buon piano annuale di investimenti in opere pubbliche, tra strade, scuole, manutenzioni, servizi assortiti. A fronte di tutto ciò, Rimini ha mantenuto inalterato il livello di gettito tributario per i propri cittadini, utilizzando come leva esclusiva per chiudere i bilanci la riduzione della spesa, garantendo comunque servizi e forte attenzione sul welfare. Se infatti accostiamo i minori trasferimenti per 23,25 milioni di euro alla diminuzione del debito nello periodo, ammontante a 25 milioni di euro, avremo un quadro semplice ma efficace del lavoro svolto da questa amministrazione comunale per compensare, tirando la cinghia, ciò che non viene più da Roma. Va detto che queste azioni, intraprese da tanti Comuni, siano letteralmente ribaltate da parte dell’Istituzione Stato, visto che il debito (intorno al 120% del PIL) non è mai calato in tanti anni mentre la spesa continua a crescere. Non solo, il debito pubblico è contratto dallo Stato principalmente per finanziare la spesa corrente, e non per investimenti strategici come invece costantemente fanno i Comuni; i Comuni italiani partecipano alla spesa pubblica per il 7,5% del totale mentre la loro compartecipazione al debito è pari al 2,5%. Nonostante questi numeri, inequivocabili, il risanamento e la spending review nazionale si è poggiata e si poggia per oltre un terzo sui Comuni.

Le anticipazioni del Dpef vanno tutte nella direzione di un ulteriore giro di vite sui trasferimenti agli Enti locali e sul taglio a servizi pubblici primari. Non potremo accettarlo. Soprattutto non possiamo più accettare che la macchina tecnica statale, che non ha alcuna esperienza in termini di governo delle comunità (la forma di governo più delicata e complessa per gli evidenti, tangibili effetti sulla vita quotidiana), scarichi le sue responsabilità chiedendo a chi ha già dato quasi tutto di caricarsi sulle spalle un nuovo, grave peso”.

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Ultimo aggiornamento

15/05/2023, 17:01